Le società sportive con Papa Francesco

Roma, Piazza San Pietro - 7 giugno 2014

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Csi e presenza femminile

"Per le vie di Roma hanno girato liete e piene di vita le schiere delle squadre femminili ginnastiche. Molti hanno ammirato, molti hanno arricciato il naso, molti non se ne sono curati affatto. Noi abbiamo osservato ed abbiamo anche assistito al concorso loro ginnastico e vogliamo dire la nostra parola in proposito. [...] La donna quando viene organizzata in una squadra ginnastica e mandata per il mondo...non ci guadagna nulla...proprio nulla! Non vogliamo fare i catoni a buon mercato, però a noi sembra che in linea generale queste fanciulle mascolinizzate siano poco simpatiche. [...] Nessuno nega alla donna i suoi diritti, ma se essa vuole fare una cosa utile e buona, non copi sempre come una scimmia quello che fanno, e non sempre bene, i poveri uomini!" (Stadium n. 11 del 15 giugno 1922).

Questa nota, pubblicata nel 1922 da Stadium quand'era la "voce" della FASCI, mostra benissimo come il pregiudizio contro lo sport femminile albergasse anche (ma non solo) nell'associazionismo sportivo cattolico. Nel 1944 il Csi nacque anch'esso come associazione esclusivamente maschile, che aveva una sua controparte femminile in un'associazione separata, la Fari, la cui sigla stava a significare Federazione Attività Ricreative Italiana, quasi ad evidenziare come per le donne lo sport dovesse restare "celato" tra le attività di diporto. Csi e Fari collaborarono qualche volta, come per i campionati nazionali studenteschi del 1949, ma restarono eventi isolati. Che i tempi però fossero cambiati, e certi pregiudizi non avessero più senso, lo si vide alle Olimpiadi di Roma del 1960 e di Tokyo nel 1964, quando alcune atlete azzurre conquistarono le finali. Il resto lo fece il "vento" del '68: il cammino del Csi e della Fari cominciò a convergere, e nel 1971 si arrivò all'unificazione. Nel documento di unificazione si diceva che "le componenti maschili sono insieme presenti, partecipi e responsabili della vita associativa a tutti i livelli, cogliendo anche, con questa scelta, una delle sollecitazioni sociologiche giovanili più evidenti...". Non sono poi mancati problemi relativi ad una significativa presenza femminile nella nuova associazione, soprattutto nei ranghi di maggiore responsabilità, ma questa è un'altra storia, un problema che tocca lo sport internazionale e che nel 1994 portò alla "Dichiarazione di Brighton", sottoscritta dal Cio e da 82 Paesi, che suggeriva passi e garanzie per correggere gli squilibri nella partecipazione e nel coinvolgimento delle donne nello sport.