Le società sportive con Papa Francesco

Roma, Piazza San Pietro - 7 giugno 2014

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L’invenzione dell’Itinerario Sportivo Educativo

La nuova associazione nata dall'unificazione tra Csi e Fari del 1971 aveva in sé la tensione a ricercare idee, significati e modelli nuovi da affidare alla pratica sportiva. Fissati tre principi cardini - il primato della persona, il servizio alla società attraverso lo sport, lo sport come via per arricchire il praticante sotto il profilo intellettuale ed etico oltre che fisico - fu avviato un lungo periodo di studio e di sperimentazione, che portò nel 1976 al varo dell'Itinerario Sportivo Educativo (ISE). L'ISE proponeva il concetto di sport come esperienza progressiva che accompagnasse l'individuo per l'intero arco della sua vita, dall'infanzia alla terza età, tenendo conto delle caratteristiche e dei bisogni psicofisici propri di quattro fasce di età: fanciulli (5-10 anni), preadolescenti (10-13 anni), giovani (14-18 anni), giovani-adulti, adulti e anziani. Usando il termine "itinerario" si sottolineava come l'esperienza sportiva, per esercitare il suo influsso positivo sulla persona e sulla società, dovesse essere non occasionale e diventare stile di vita. Non che nelle attività sportive di altre organizzazioni non si prevedesse un andamento per tappe, ma queste prevedevano solo un adattamento di un adattamento degli sforzi e degli strumenti alle varie età, ricercando comunque solo la massimizzazione della prestazione tecnica e agonistica più compatibile con il dato anagrafico. Anche nel Csi - veniva spiegato - sono previsti impegni agonistici e acquisizioni tecniche che crescono e si affinano nel tempo, ma non sono né l'unico né il principale criterio ispiratore: il punto di riferimento prioritario e assoluto è sempre la persona che vive l'esperienza sportiva, per cui anche un'attività di minor valore sportivo ufficiale (tempi e misure) può essere significativa se costituisce un'esperienza umana di grande significato. L'ISE accoglieva e sviluppava input che venivano da lontano: oltre che dal magistero ecclesiale, dalle elaborazioni che la nascente Europa unitaria andava facendo circa l'idea di un nuovo modello di sport, lo sport per tutti. La prima formulazione dell'idea di sport per tutti fera arrivata dal Consiglio per Cooperazione Culturale (CCC) d'Europa, nel 1968. Pur senza voltare le spalle allo sport di alto livello e di grande competizione, si individuava nello "sport per tutti" una concezione più democratica e moderna della pratica sportiva. Il suo fondamento era nel diritto allo sport di ogni persona, a prescindere dall'età, dal sesso e dai gruppi sociali di appartenenza. Quanto allo scopo dell'attività, l'accento veniva spostato dal perseguimento di un risultato tecnico alla ricerca di divertimento, relax, benessere psicofisico. Con riferimento a questi principi, il CCC codificò lo sport per tutti con una "Carta dello sport per tutti", approvata il 20 marzo 1975, mentre l'ISE era in corso di elaborazione.