Le società sportive con Papa Francesco

Roma, Piazza San Pietro - 7 giugno 2014

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L’Itinerario Sportivo Educativo: la via per un altro sport

È difficile capire oggi fino a che punto fosse spiazzante, "rivoluzionario", l'Itinerario Sportivo Educativo formulato dal Csi nel 1976 e successivamente aggiornato. Basti dire che nelle sue premesse "ideologiche" vi era l'affermazione che i modi di fare sport tradizionali, ufficialmente riconosciuti, era solo espressione di convenzioni, quindi non erano obbliganti, né le uniche possibili. Anzi, alla lunga avevano tradito lo spirito originale dello sport, "appesantendolo di sovrastrutture, depauperandolo di spontaneità, standardizzandolo", sottomettendo la persona alle sue ragioni invece di liberarla. Nel 1976 era quasi un'eresia. L'ISE non prescriveva sport e regole alternativi, era piuttosto una carta dei principi, articolata in quattro differenti ambiti di attività ludiche e sportive, flessibili ma comunque riferite alle esigenze di quattro specifiche fasce di età: bambini, preadolescenti, giovani, adulti. Non era prevista alcuna frattura tra le 4 tappe, ognuna essendo parte di un percorso sportivo e formativo unitario, tale da accompagnare l'individuo per tutta la vita. La prima fascia (5-10 anni) prevedeva attività di educazione psicomotoria a dimensione ludica e socializzante; la seconda fascia (11-13 anni) proponeva educazione allo sport, sempre con prevalenza della ludicità, all'interno di una esperienza associativa comunitaria (essenziale, quindi il ruolo della società sportiva come comunità educante); la terza fascia (14-18 anni) richiedeva l'attività sportiva piena, all'interno della società sportiva, con un inizio di assunzione di responsabilità giovanile nella vita comunitaria, ad esempio rendendo servizio ai ragazzi più piccoli e in maggiore difficoltà; la quarta fascia (dai giovani-adulti agli anziani) consigliava l'attività calibrata a fini di salute, di impiego del tempo libero, di socializzazione. Ludicità, flessibilità, gradualità, educazione alla solidarietà e alla corresponsabilità... La proposta configurava realmente l'idea di uno sport differente nei modi e nelle motivazioni, aperto a tutti, in cui l'attività era mezzo e non più fine. E lo sport dei ragazzi non era semplicemente quello degli adulti miniaturizzato nei tempi e nelle misure, tant'è che i suoi operatori ideali erano definiti educatori sportivi.