Le società sportive con Papa Francesco

Roma, Piazza San Pietro - 7 giugno 2014

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Un rinnovamento a 360°

Nella vita del Csi gli anni Settanta stanno forse a rappresentare il picco più alto dell'impegno al rinnovamento. Dopo l'unificazione con la FARI, e quindi l'apertura alla componente femminile, e la conseguente elaborazione di un nuovo Statuto, si effettuò un grande sforzo di ricerca e di studio, con il coinvolgimento di non pochi esperti esterni. Ne scaturirono l'Itinerario Sportivo-Educativo e il primo Progetto Associativo, soprattutto l'idea di uno sport che dovesse essere altro rispetto a quello orientato unicamente alla ricerca del massimo risultato agonistico e alla ricerca e selezione dei talenti sportivi. Si avvertiva l'esigenza generale di uno sport diverso dal passato, e da questa radice nacque l'idea che lo sport potesse e dovesse essere un servizio sociale. A tanto spingeva anche il ricordo dell'esortazione di Pio XII, che vedendo nello sport un "bene" per l'educazione giovanile, aveva chiesto che nessun giovane ne fosse privato. Due elementi contribuirono a confortare il Csi sulla via di dello sport di servizio sociale: sul piano sportivo il riconoscimento ottenuto dal Coni come Ente di promozione sportiva, sul piano sociale quello avuto dallo Stato come Ente con finalità assistenziale. Era, quello degli anni Settanta, un Csi pronto a fiutare l'aria del cambiamento e a cogliere i nuovi stimoli e le nuove opportunità che si presentavano. Tra gli stimoli vanno ricordate le prese di posizione del Consiglio d'Europa (1972-1975) per la promozione di uno "sport per tutti", diritto di ogni cittadino e fattore di sviluppo umano e sociale; tra le nuove opportunità l'imminente decentramento regionale, che con il DPR 616/77 passò poi alle Regioni alcuni poteri in materia sportiva. Cogliere le opportunità significò anche per il Csi operare sul piano politico perché si arrivasse ad una riforma legislativa del sistema sportivo che accogliesse le nuove istanze.