Le società sportive con Papa Francesco

Roma, Piazza San Pietro - 7 giugno 2014

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La Pentecoste dello sport

Nella storia del Csi e dello sport italiano il 20 maggio 1945, giorno di Pentecoste, sta come una pietra miliare. Nell'occasione Pio XII, ricevendo nel cortile di San Damaso i dirigenti del Csi, del Coni e delle Federazioni, pronunciò un intenso discorso che gettava le fondamenta di uno sport cristianamente inteso. Quel discorso è stato uno dei punti cardinali che hanno orientato la vita del Csi. «Ora qual è, in primo luogo, l'ufficio e lo scopo dello «sport», sanamente e cristianamente inteso, se non appunto di coltivare la dignità e l'armonia del corpo umano, di sviluppare la salute, il vigore, l'agilità e la grazia?… Lo «sport» è un efficace antidoto contro la mollezza e la vita comoda, sveglia il senso dell'ordine ed educa all'esame, alla padronanza di sé, al disprezzo del pericolo senza millanteria né pusillanimità. Voi vedete così come esso oltrepassa già la sola robustezza fisica, per condurre alla forza e alla grandezza morale... Lo «sport» è una scuola di lealtà, di coraggio, di sopportazione, di risolutezza, di fratellanza universale, tutte virtù naturali, ma che forniscono alle virtù soprannaturali un fondamento solido, e preparano a sostenere senza debolezza il peso delle più gravi responsabilità... Così inteso, lo «sport» non è un fine, ma un mezzo; come tale, deve essere e rimanere ordinato al fine, il quale consiste nella formazione ed educazione perfetta ed equilibrata di tutto l'uomo, cui lo «sport» è di aiuto per l'adempimento pronto e gioioso del dovere, sia nella vita del lavoro, che in quello della famiglia... Al servizio della vita sana, robusta, ardente, al servizio di un'attività più feconda nel compimento dei doveri del proprio stato, lo «sport» può e deve essere al servizio di Dio. A questo fine infatti esso inclina gli animi a dirigere le forze fisiche e le virtù morali, che sviluppa; ma mentre il pagano si sottoponeva al severo regime sportivo per ottenere soltanto una corona caduca, il cristiano vi si sottomette per uno scopo più alto, per un premio immortale... Con ciò, diletti figli, è delineato e tracciato lo scopo dello «sport». Andate risolutamente alla sua attuazione, con la coscienza che nel campo della cultura fisica la concezione cristiana non ha nulla da ricevere d'altrui, ma piuttosto da dare. Quel che nelle varie specie e manifestazioni sportive si è dimostrato come veramente buono, voi potete accettarlo e adottarlo non meno degli altri... Ma per ciò che riguarda il posto che lo «sport» deve avere nella vita umana, per i singoli, per la famiglia, per tutto il popolo, l'idea cattolica è semplicemente salvatrice e illuminatrice».