Le società sportive con Papa Francesco

Roma, Piazza San Pietro - 7 giugno 2014

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Lo sport è festa

"Lo sport è gioia di vivere, gioco, festa…”: queste le parole di apertura del discorso pronunciato allo Stadio Olimpico di Roma il 12 aprile 1984 da Giovanni Paolo II, in occasione del primo Giubileo Internazionale degli Sportivi. Non si può affermare con certezza, ma è più che probabile che quell’affermazione risentisse di quanto il Csi aveva elaborato negli anni immediatamente precedenti sull’opportunità di inserire l’elemento “festa” nell’esperienza sportiva. Punto di partenza di tale convinzione era che, essendo il gareggiare un’attività “obbligante” (obbligo ad una comportamento vincolato dalle regole, obbligo all’impegno massimo, obbligo al rispetto dei ruoli, obbligo alla ricerca della prestazione…), questa doveva essere “vivificata” di momenti di festa, intesa come esperienza di gratuità, di socializzazione, di liberazione della gioia. Poiché il gioco condivide con la festa tali caratteristiche, inserire l’uno e l’altro elemento nei momenti clou dell’attività Csi era una cosa da farsi. L’innovazione si collocava all’interno degli sforzi dell’Associazione di sperimentare modi di oltrepassare i modelli sportivi tradizionali per trovarne altri maggiormente a misura d’uomo. Dall’idealismo all’utopia, si arrivò a cancellare i campionati nazionali per varare al loro posto le “Feste dello sport”: l’attività organizzata in modo piramidale e in funzione selettiva lasciava il posto ad un’altra rispondente a logiche associative dettate dall’idea di sport di servizio sociale. Per valutare in pieno la decisione va ricordato che le finali dei vari campionati nazionali vedevano spesso verificarsi scene poco edificanti per eccesso di ambizioni di primato. Da un eccesso all’altro, le “Feste dello sport” finirono pian piano con lo snaturare i principi originali, trasformandosi in kermesse povere di valido contenuto tecnico, con… molta festa e poco sport. Ma di lì a poco l’affermazione “pesante” di Giovanni Paolo II, indirizzate al movimento olimpico internazionale”, mostrava che l’idea originale non meritava di essere cancellata.