Le società sportive con Papa Francesco

Roma, Piazza San Pietro - 7 giugno 2014

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Lo slancio negli anni del riflusso

Lo sport come la società, la società come lo sport. La metà degli anni ’80 del secolo scorso sono passati alla storia come quelli del riflusso, del disimpegno politico e sociale e del ripiegamento nella sfera del privato. La tendenza investiva anche la promozione sportiva, come constatava una specifica ricerca dell’IREF: la spinta ideale degli enti di promozione verso lo sport per tutti si era fermata e ciascuno amministrava il proprio orticello, accontentandosi di amministrare il robusto flusso di contributi che in quel periodo arrivava da Coni (il Totocalcio era ai massimi storici), Regioni, Province e Comuni. Il Csi era in posizione diversa, di controtendenza. Non solo lanciava il Patto associativo e rifletteva sullo sport di promozione umana (Congresso del 1984), e lavorava sulle premesse di Giocasport e Fantathlon, ma si dava da fare per allargare la promozione dell’attività sportiva quadrante per quadrante. Nacquero così le Campagne di promozione sportiva, un grande sforzo che impegnava l’associazione nella sua globalità, dunque su tutto il territorio nazionale, a rilanciare questa o quella disciplina a livello popolare. Furono varate “Correre Csi” (1987/88), “La bicicletta” (1989), “Sport chiama donna” (1987). Seguirono, all’inizio degli anni ’90, “Orienteering (1993) e “L’Italia nella racchetta” (tennistavolo, 1996). Negli anni del primo tramonto delle ideologie, la missione del Csi al servizio dell’uomo e della società rimase sostanzialmente integra, di certo perché ancorata all’ispirazione cristiana, “ideologia” non soggetta alle mode.