Le società sportive con Papa Francesco

Roma, Piazza San Pietro - 7 giugno 2014

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Fantathlon: una risposta ai diritti dell’infanzia

Dopo Giocasport il rinnovamento delle proposte di attività Csi produce, nel 1993, Fantathlon, il programma con cui l’associazione intende colmare l’altro consolidato vuoto di programmi specifici, quello inerente le attività di prima fascia, per bambini e bambine. Anche in questo caso alle spalle della proposta c’è un intenso lavoro di ricerca e sperimentazione, effettuato da un gruppo di esperti appositamente costituito presso la Presidenza Nazionale. Fantathlon ha il timbro, oltre che del Csi, di Telefono Azzurro. Non è una semplice “sponsorizzazione”: nel maggio 1991 l’Italia ha ratificato la convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, e tra i diritti riconosciuti vi sono il diritto all’educazione, al gioco, al tempo libero, alle attività ricreative. Fantathlon è costruito in modo da accogliere ed esaltare tale diritti. Rivolto ai bambini dai 3 ai 10 anni, il programma propone un ampio ventaglio di attività ludico-motorie, coniugate ad altre forme espressive (grafiche, musicali, teatrali…). L’attività è suddivisa in quattro cicli di età: mini ciclo dai 3 ai 5 anni; primo ciclo 5/6 anni; secondo ciclo 7/8 anni; terzo ciclo 9/10 anni. Dietro l’apparenza… giocosa Fantathlon nasconde una ricercata complessità progettuale. La sua piena attuazione richiede un centro specificamente dedicato, con spazi di gioco, laboratori, ludoteca, biblioteca e centro di lettura, spazi liberi. È una complessità giustificata dall’obiettivo perseguito: sviluppare tutti gli aspetti delle personalità del fanciullo - motori, cognitivi, affettivi, relazionali – in modo integrato. Una complessità, anche, che richiede un grande sforzo di sostegno attraverso la formazione di operatori competenti e la preparazione di sussidi informativi e “tecnici”. Insieme a Giocasport, Fantathlon viene promosso presso la scuola, le parrocchie ed altri centri educativi. L’interesse è alto, ma alla resa dei conti non si può dire che i risultati siano stati proporzionati all’enorme sforzo progettuale e promozionale. Forse si è scontata la grande fluidità della proposta, che non codifica ma suggerisce un quadro di possibilità da interpretare, richiedendo alle società sportive lo sforzo di immaginare la propria via di attuazione.