Le società sportive con Papa Francesco

Roma, Piazza San Pietro - 7 giugno 2014

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Una grande scommessa: la Nuova Progettualità

"A ciascuno il suo sport": questo slogan di marca Csi, coniato all’epoca delle battaglie per l’affermazione dello sport per tutti e del varo dell’Itinerario Sportivo Educativo per esemplificare l’idea di una ”attività sportiva adeguata a ciascuno”, negli anni ’90 trovò un’applicazione diversa e più estesa. Lo sport di servizio sociale era ormai una realtà, riconosciuta in tante leggi regionali e largamente affermata nel paese. Tuttavia, finché i modelli sportivi restavano quelli di sempre, con le sue formule standard, adeguare l’attività sportiva all’ideale del “a ciascuno il suo sport”, significava alla fine poter lavorare solo sulla strutturazione di campionati e tornei, variando tempi, misure, sforzi, discipline a seconda di età e condizioni fisiche. In fondo anche l’I. S. E. si fermava qui. La riflessione per il 50° di fondazione, giugno 1994, e la successiva Assemblea di dicembre, partorirono l’idea che al centro dell’attività vi dovesse essere l’idea di “progetto” e di “progettazione”. Si trattava di passare da un unico progetto nazionale, elaborato dagli organi centrali dell’associazione per tutte le realtà territoriali, alla progettazione decentrata. Non più il varo di un progetto unico da applicare poi alla realtà differenziata del paese, ma costruzione di tanti progetti organizzativi ed educativi partendo da quella realtà, secondo la specificità di necessità e risorse. Alla ricerca di un metodo di realizzazione, si arrivò nel 1996 alla formulazione della “Nuova Progettualità”, di cui si indicavano “filosofia”, obiettivi, vie di sperimentazione. La “Guida alla Nuova progettualità” fu presentata al Congresso Nazionale del 1996. C’era certamente dell’utopia in quella scelta, che infatti rimase generalmente a livello sperimentale. Talvolta, però, l’utopia irrealizzabile produce una spinta all’innovazione nelle cose possibili, piccoli passi ma significativi. È indubbio che all’ombra di quella bella idea si affermò la consuetudine di affiancare i modelli più tradizionali di attività con proposte specificamente impostate per dare risposta a talune esigenze socio educative presenti sul territorio. Uno slancio che oggi ritroviamo non soltanto nel Csi.